Come canta La Squadra

Una serata dedicata al confronto fra la vocalità delle montagne orientali del Friuli e quella che nasce dai panorami portuali liguri: ecco la ricetta che Folk Club, nell’ambito della  rassegna Quante Voci!, ha proposto ai suoi fedeli frequentatori.

Nella storica trattoria Madelsa di Buttrio, sabato sera, fra i tavoli imbanditi sui quali, coerentemente, si sono avvicendati piatti friulani e liguri, si sono presentati i Nediski Puobi, “I ragazzi del Natisone”, unico gruppo virile spontaneo che, in sloveno, friulano e italiano, propone il canto tradizionale delle valli all’ombra del Matajur. Il contro canto ai gioviali “giovanotti” dell’est friulano, che hanno fatto divertire il pubblico con un repertorio simpaticamente costruito attorno alla narrazione di una tradizione multiculturale, sono stati la Squadra, gruppo corale arrivato direttamente dal porto di Genova.

Dei Nediski Puobi, splendidi nella loro divisa simil-montanara, occorre citare la naturale capacità di sviluppare polifonie complesse, sempre frutto dell’intuizione, che emozionano nel loro istantaneo riuscire. La naturalezza del canto è, per i Ragazzi, figlia delle loro montagne e delle loro valli e, nelle note dei loro arrangiamenti, riecheggia una vera e propria filosofia di vita.

La fiera ritrosia per le trascrizioni notali, per le elaborazioni e per le manipolazioni culturali vantati dal Nediski Puobi, li trasforma in protagonisti insostituibili di un modo di essere la propria voce purtroppo sempre più difficile da trovare.

E che la voce, il canto, siano espressione di un’identità etnica e sociologica, è stato ancora meglio dimostrato dall’esibizione della Squadra: otto corpulenti scaricatori genovesi, che sul loro immacolato gilè “fumodilondra” hanno costruito l’immagine di una grande preparazione vocale che li ha fatti conoscere in tutto il mondo. Le squadre sono un fenomeno tipico del porto di Genova, dove i lavoratori si organizzano in gruppi (le squadre, appunto) per lanciarsi delle sfide al miglior canto.
Questa vocalità porta dentro sé la storia di un’umanità umiliata e offesa che dal maggiore porto italiano è partita per decenni alla ricerca della fortuna, lasciandosi dietro l’unico patrimonio trasportabile: il canto. Il trallallero, così si chiama lo stile vocale delle Squadre, si organizza attorno al canto del tenore, al falsetto, alla chitarra (imitata però con la voce) al baritono e ai bassi.

Il senso di fratellanza della Squadra è sancito dal cerchio che i cantori formano abbracciandosi, voltando la schiena al mondo e costruendo un legame dal quale si sprigiona un canto denso di melodia, a volte preso dalla tradizione, a volte dalla lirica, venendo ricoperto dai bassi virili.

Concerto nel concerto l’esibizione di Stefano Valla (legittimo erede del mito dei suonatori di piffero, Giacomo Sala, al quale è anche stata dedicata una canzone) e di Daniel Scurami alla fisarmonica, che hanno proposto, in un breve repertorio, anche l’inno rivoluzionario delle vallate liguri: la storica Ballata del disertore.

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