Radunato il popolo del sentimento puro ieri sera al Palasport Carnera, incurante dell’imperversare televisivo di San Remo, per inchinarsi, ossequioso, alle grazie dell’eterno ragazzo Gian(Luigi) Morandi da Monghidoro. Un composito miscuglio di genti, quasi tremila persone, che trasforma le gradinate dell’impianto sportivo dei Rizzi in una grande enciclopedia dell’umanità passata e presente.
L’emozione serpeggia prima dello spettacolo, con i vari settori che provano gli striscioni confrontandoli con quelli dei vicini, mentre i concorrenti – fratelli si scambiano da lontano i flash delle macchine fotografiche.
Inaspettato, il Giannone nazionale esce, senza preavviso, a salutare il pubblico che si scioglie immediatamente in un’ovazione alla vista dell’attesissimo beniamino. Guizzano commenti e apprezzamenti fra il pubblico femminile mentre quello maschile, forse per deformazione professionale, si ferma a soppesare col calibro l’eventuale portata lavorativa delle mitiche manone. I commenti sono per l’eleganza del Morandi, fasciato di un completo blu di perfetta fattura, in una serica camicia bianca che ne mette in risalto il volto ancora giovane.
Insomma, nonostante le geremiadi del ragazzo di Monghidoro che, con l’età, i matrimoni, i figli e i nipoti dice di essere stato costretto ad abbandonare le attenzioni dell’altro sesso, è ancora ben capace di attirare le gelosie dei maschietti presenti. Subissati dal protagonista della serata, il partecipe pubblico femminile che per quasi tre ore ha accompagnato, con discreti urletti d’approvazione, mani battute a tempo, sottolineature d’assenso alla giacca che si toglie, la performance di Morandi.
Un concerto durato due ore e mezza suonate, nelle quali Morandi ha spaziato dall’ultimo L’Amore ci cambia la vita a un super finale fatto di intramontabili evergreen come La fisarmonica, Non son degno di te, Ritornerò. Accompagnato da due musicisti d’eccezione come Adriano Martino, degnissimo figlio del grande Bruno alle chitarre, e da Alessandro Guis al pianoforte, e dalla particolare voce di Federica Camba.
Nel finale si riversa sotto il palco una fiumana di persone, un florilegio di capelli di tutti i colori, dal turchese della nonna al viola shocking della giovanissima, tutte indifferentemente accomunate nella spasmodica ricerca della mano da stringere, dello sguardo rubato.
